STORIE DI MONTAGNA NATURA E UOMINI

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Descrizione

Sabato 12 gennaio 2019 ore 17
Sala Riunioni della Biblioteca Civica di Thiene, via Corradini 89

Claudio Rigon
La strada delle 52 gallerie e l’epopea della sua costruzione

La strada delle 52 gallerie, in Pasubio, ha una notorietà straordinaria. È un’opera della guerra combattuta sulle nostre montagne, le Prealpi Vicentine. Ha inizio a Bocchetta Campiglia, a 1216 metri, e termina a Porte del Pasubio, a 1980 metri. Durante la guerra lì era l’immediata retrovia del fronte: uno snodo di mulattiere, sentieri e camminamenti, il punto di arrivo di tutto un sistema di teleferiche, ma anche un affastellamento di case, baracche, ricoveri in caverna a formare una piccola città aggrappata alle rocce, che i soldati chiamavano “el Milanin del Pasube”. 
A guerra appena finita il CAI di Schio scelse di costruire proprio lì, a Porte, il suo rifugio alpino, sui resti di una di quelle case: un gesto fortemente simbolico, di adozione della montagna da parte di una città e di tutti i paesi delle valli, una casa della guerra mantenuta viva per proteggerne la memoria. Inaugurato nel 1922, si chiamava rifugio Pasubio. Ampliato via via negli anni è oggi quello che conosciamo come rifugio Papa.
La strada delle gallerie vi arriva dopo un percorso di più di sei chilometri scavato interamente nella roccia, di cui due chilometri e trecento metri distribuiti in 52 gallerie. Tre ore di cammino attraverso luoghi e scenari sempre mutevoli, di incantata bellezza.
Fu costruita dalla 33a compagnia minatori del Genio in soli dieci mesi, e iniziando nel pieno di uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo, a fine gennaio del 1917, quando il Pasubio era coperto da metri e metri di neve. Serviva a mettere in difesa i crinali della Bella Laita e di Forni Alti, l’unico tratto della montagna che rimaneva ancora pericolosamente scoperto, ma doveva anche aprire una nuova via di accesso a Porte del Pasubio. 
Per riuscirci dovette inoltrarsi, o meglio inerpicarsi su un lato della montagna allora del tutto sconosciuto, ancora inesplorato, aspro, selvaggio, un groviglio di torrioni, dirupi e strettissimi canaloni, un territorio di cui non c’erano rilievi topografici e in cui non esisteva nessuna traccia di sentiero preesistente da seguire, che indicasse o suggerisse la via.
Oggi la strada, unica nel suo genere per come in essa sono venuti a unirsi storia, ingegno umano e grandiosità dei luoghi che attraversa, è divenuta una meta per migliaia e migliaia di escursionisti che vengono ogni anno a percorrerla, e da ogni parte d’Europa. Da opera della guerra è diventata un luogo della pace, una strada speciale, “un cammino”. Non è mai stata infatti, forse nemmeno durante la guerra, solo una via di accesso, un itinerario per arrivare a un luogo. È sempre stata un luogo essa stessa, una di quelle strade che sono insieme percorso e meta. 

Claudio Rigon, che è stato il curatore della grande mostra che nel 2017 Schio ha dedicato alla strada, ci parlerà della sua costruzione. Lo farà servendosi delle fotografie scattate allora da alcuni degli ufficiali protagonisti di quell’impresa e ritrovate presso le famiglie, ce le racconterà ricostruendo di ognuna contesto e storia. Sono molte, bellissime e vere, hanno la capacità di riportarci a quei momenti, ci comunicano il senso di un’epopea.

ingresso libero

 

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